Libertà per gli arrestati di Barcellona! Chiudere i CPT in tutta Europa

Comunicato IWW – Invisibile Workers of the World
Lunedì 26 giugno 2006

Sabato 24 giugno una pacifica azione di attivisti europei contro quello che dovrebbe diventare il nuovo CPT di Barcellona si è conclusa con l’arresto di 59 persone. Tra di esse una quindicina di compagni italiani, che abbracciamo strettamente. Pretendiamo che i nostri fratelli ci vengano immediatamente restituiti.

Questa conclusione di un’azione di denuncia delle politiche europee sull’immigrazione condotta da reti che si muovono e che si organizzano in uno spazio europeo dimostra l’illusorietà di qualsiasi speranza si affidi ai governi nazionali, anche di centrosinistra, per risolvere i problemi dell’immigrazione. Zapatero o Prodi non sono diversi da chi, prima di loro, ha gestito politiche sull’immigrazione da destra. E’ stato Zapatero, un anno fa a far aprire il fuoco a Ceuta e Melilla contro i migranti. E in Italia, i CPT sono stati introdotti con la legge Turco-Napolitano.

Gli arresti e le denunce che ci piovono addosso sono il prezzo che dobbiamo pagare per aver sollevato una doppia questione. Lo scandalo dei CPT, galere etniche in cui rinchiudere chi non ha commesso alcun reato e spettro da agitare davanti a qualsiasi migrante per sfruttarne il lavoro precario e "nero", da un lato. L’aver imposto un’autonoma agenda dei movimenti per i diritti dei migranti e del lavoro precario che nessun governo può pensare di compatibilizzare, dall’altro.

Esiste un’insorgenza in Europa. L’insorgenza di chi afferma la mobilità come un diritto e la propria fame di futuro come desiderio di una vita migliore. Lo si è visto a Parigi, quest’inverno e in USA nello sciopero sociale dei migranti il 1 maggio. Lo si vede nelle mille insorgenze quotidiane del lavoro precario. La rete IWW- Invisible Workers of the World, rete europea dei migranti e dei precari, che aveva dato il proprio sostegno alla Carovana di Barcellona, è nata all’incrocio di autonomi percorsi di lotta dei migranti e dei precari. Essa riconosce come il migrante sia stato il primo a sperimentare una radicale precarizzazione del lavoro che ha avuto nel nesso tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro introdotto dalla Bossi-Fini la propria icona. A quali condizioni contrattuali può decidere di lavorare un migrante altrimenti esposto all’espulsione o all’internamento in un CPT? E, viceversa, quali diritti può avere un precario, il cui accesso ai diritti avviene sulla base dell’intermittenza del rapporto di lavoro?

Il CPT - prima ancora che un’indegnità che non può essere abbellita o resa più confortevole - è stato il necessario complemento di percorsi di legge fatti per spezzare l’universale del diritto, gerarchizzare la cittadinanza, inchiodare il desiderio di libertà del migrante ad un territorio in cui il migrante può esistere solo come lavoratore precario da avvilire e da sfruttare. Quanto accaduto qualche settimana fa al CPT di Corso Brunelleschi a Torino - una rivolta che il CPT lo ha smontato dall’interno - dimostra che quel desiderio di libertà non può essere arrestato o trattenuto.

Noi riteniamo che la battaglia contro i CPT sia una battaglia decisiva per riqualificare dal basso i diritti sociali di cittadinanza. I CPT vanno chiusi. Senza se e senza ma. Da subito. La lotta contro di essi è parte integrante delle lotte del lavoro invisibile e precario. Quel lavoro che le mura dei CPT cercano di nascondere e di ammutolire. Non soltanto rivendichiamo perciò l’azione che i nostri compagni hanno pacificamente condotta a Barcellona, ma ci attiveremo da subito per continuare la lotta contro i CPT.

Invitiamo tutti sabato 8 Luglio alle 18.30, presso lo Sherwood Festival a Padova che ci ha messo a disposizione lo spazio, ad un incontro internazionale con la presenza di attivisti dalla Francia e dal Messico, che ha come tema le nuove pratiche di lotta e di autorganizzazione contro frontiere, sfruttamento, clandestinizzazione, a partire dalle esperienze delle banlieues e del 1 maggio americano. L’assemblea è inoltre il luogo ove discuteremo collettivamente la nostra partecipazione alle prossime iniziative di lotta fino a Settembre.

Parteciperemo dal 19 al 23 luglio al campeggio "no border" organizzato a Gorizia. Terra in cui esiste il più grande CPT in Europa e in cui affiorano tutte le contraddizioni tra privato sociale e fiancheggiamento alla logica di carcerazione del migrante, tra falsa cooperazione e sfruttamento del lavoro.

Sosterremo tutte le iniziative che verranno poste in essere sul Blue Border del mediterraneo, a Lampedusa, contro il CPT attraverso il quale vengono filtrati i migranti in ingresso in Europa. E lavoreremo al collegamento delle lotte contro tutti i CPT in Italia e in Europa.

Se quei compagni sono colpevoli di qualche cosa, noi lo siamo come loro .Disobbedire alle leggi razziste e resistere alla violenza è giusto. Smontare i CPT legittimo, se i CPT sono lo scandalo che sono. Qualche anno fa, sulla base di un’iniziativa di movimento, dopo le botte e le denunce della polizia, il CPT di Trieste fu riconosciuto indegno e chiuso. Avevamo ragione anche allora. Per i reati per cui fummo denunciati, e per tutti quelli che seguirono nelle lotte sociali, pretendiamo l’amnistia.

E pretendiamo che i nostri compagni ci vengano immediatamente restituiti.